L’uso del bite negli sportivi

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Negli ultimi anni tra gli atleti delle più svariate discipline si è sempre più diffuso l’utilizzo di dispositivi orali, chiamati più tecnicamente bite o placche di svincolo: recentemente sono infatti emersi dati a sostegno dell’esistenza di una effettiva correlazione esistente tra equilibrio dell’apparato stomatognatico e apparato locomotore.

L’occlusione dentale sembra poter svolge un ruolo importante sulla postura del corpo.

Alla luce delle più recenti acquisizioni sembra accertato che una malocclusione possa effettivamente ripercuotersi in senso “discendente” sull’atteggiamento posturale.

Negli atleti di alto livello la postura richiede un perfetto adattamento all’attività gestuale dato che una variazione di equilibrio anche se di modesta entità si può tradurre in variazioni dell’intensità della forza e delle capacità di coordinazione incidendo in ultima analisi sulla prestazione sportiva.

Ogni problema odontoiatrico (da gravi problemi ortodontici a un banale restauro per carie non correttamente effettuato) può portare attraverso una masticazione non fisiologica ad uno spostamento della mandibola dalla sua posizione corretta rispetto al mascellare superiore, si verifica cioè una “dislocazione mandibolare”.

Se da un’accurata visita odontoiatrica viene diagnosticata dislocazione mandibolare, bisogna approfondire l’indagine con un test di kinesiologia applicata e con una pedana stabilometrica computerizzata per confermare l’eventuale diagnosi di patologia o di squilibrio posturale.

La terapia di una malocclusione deve prendere in considerazione la risoluzione del problema che la ha causata, ad esempio inserimento di protesi dove manchino i denti, oppure l’estrazione di un ottavo cresciuto in disodontiasi.

Nella prima fase terapeutica vengono sovente utilizzati bite, questa fase è da considerarsi sempre, o quasi, una terapia occlusale, temporanea o provvisoria, a volte diagnostica, che permette di modificare lo schema occlusale preesistente, in tempi molto brevi, senza intervenire in modo massivo sulla dentatura del paziente.

Tutto ciò rende questa terapia estremamente adattabile alle esigenze dell’atleta vista la rapidità e la scarsa invasività della tecnica.

Obiettivo del nostro lavoro era valutare le modificazioni della forza, della distribuzione del peso sugli atri inferiori e della posizione del baricentro conseguenti alla correzione di atteggiamenti disfunzionali tramite il confezionamento di un bite adeguato.

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